All Things Digital ha realizzato un’intervista telefonica con Steve Jobs, Phil Schiller e Scott Forstall. Vediami insieme cosa si sono detti.

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Intervista:

Una delle sfide odierne riguarda i servizi di localizzazione, che richiedono informazioni sulla posizione ma che, allo stesso tempo, trattano dati molto sensibili. Come fa Apple a mantenere un equilibrio tra funzioni di localizzazione e rispetto della privacy?

Jobs: Credo che noi di Apple facciamo due cose. La prima è ottenere il consento dell’utente, informandolo quanto stiamo utilizzando la localizzazione e quanto no. Questo è quello che facciamo, è molto semplice. Non abbiamo mai tracciato nessuno e il file che si trova sui dispositivi, come abbiamo già spiegato, è un file che mantiene le informazioni in modo del tutto anonimo e che noi raccogliamo da decine di milioni di iPhone sparsi per il mondo.

Costruiamo un database di punti WiFi e torri cellulari, ma queste possono essere anche a 200 km di distanza dall’effettiva posizione dell’utente. Questi dati non ci dicono nulla sulla posizione dell’utente e questo è quello che la gente ha visto sul telefono e sulla propria localizzazione utilizzando il file incriminato.

C’è qualcosa che avete imparato dall’ultima settimana?

Forstall: Una cosa che penso abbiamo imparato è che la cache che noi abbiamo nel sistema di localizzazione, relativa a tutti i calcoli sulla posizione del telefono, deve essere tenuta separata in qualche modo. In un mondo ideale potremmo immaginare che l’intero database che conserva tali dati rimanga memorizzato sull’iPhone e non arrivi mai ad alcun server che effettui calcoli e crei questa cache. Quello che facciamo noi è una sorta di sottoinsieme di quanto detto sopra. dato che dobbiamo conservare la cache sui dati di localizzazione, abbiamo scelto che la grandezza del file non deve superare i 2Mb, che è meno di un brano musicale, ma evidentemente in questo spazio è possibile contenere dati per lunghi periodi di tempo.  Avevamo anche pensato alla protezione del sistema, proteggendo la root che è stata tenuta separata da qualsiasi altra applicazione, ma se qualcuno effettua un hack del telefono, si può arrivare ad ogni tipo di dato.

Ma tutti i dati sono anonimi ed è impossibile risalire all’identità di una persona. Ma evidentemente dobbiamo stare ancora più attenti a come i file vengono protetti all’interno del telefono.

Jobs: Quando una nuova tecnologia entra in un’azienda, c’è un periodo di adattamento e di educazione. Noi non abbiamo fatto, come industria, un buon lavoro per educare le persone, penso, per quanto riguarda le cose che stanno succedendo in questo periodo. Quindi, ecco che alcune persone saltano a conclusioni sbagliate. Credo che il momento ideale per educare le persone è quanto non c’è nessun problema e ora dobbiamo chiederci come fare per ottenere questo.

Tantissime autorità, non solo negli Stati Uniti, guardano con attenzione alla situazione locationgate. Pensi che Apple sarà chiamata a testimoniare davanti al Congresso? Come si comporterà Apple?

Jobs: Credo che Apple dovrà testimoniare. Il Congresso ci ha chiesto di comparire dinanzi a loro e noi naturalmente onoreremo la richiesta. Vedo con positività questa indagine e credo che sarà interessante vedere come si comporterà la stampa, a volte troppo aggressiva e a volte troppo pigra nel parlare di alcuni argomenti. Di sicuro, molti giornalisti non sanno nemmeno quello che facciamo. Ne sono sicuro.

Pare che uno dei problemi riguardi anche le singole applicazioni. Ad esempio, alcune app su Android chiedono informazioni sui dialer e sulle posizioni accurate degli utenti. Lei pensa che i consumatori debbano stare attenti anche alle singole applicazioni che stanno utilizzando e ai tipi di autorizzazioni che vengono richieste dalle stesse app?

Jobs: Noi pensiamo di sì ed è per questo che siamo stati i primi a creare una procedura che non può essere raggirata dalle applicazioni, relativamente all’utilizzo dei dati sulla localizzazione, e che obbliga gli sviluppatori a chiedere le autorizzazioni agli utenti. E l’utente deve fornire la sua autorizzazione per ogni singola applicazione.

Lei ha dichiarato che Apple sta usando i dati sulla posizione degli utenti per costruire una banca dati per il traffico. Alla conferenza D8 del 2010 si è parlato molto dell’importanza per le industrie di essere trasparenti con gli utenti. Pensa che Apple ed altre aziende debbano far sapere precisamente quello che stanno realizzando relativamente all’utilizzo di informazioni inviate dagli stessi utenti e chiedere loro l’autorizzazione per partecipare a indagini commerciali, oppure pensa che Apple possa usare in modo ambio tutti questi dati, proprio perchè anonimi?

Jobs: se la gente non vuole partecipare a queste indagini, allora è sufficiente disattivare i servizi di localizzazione su iOS. Una volta che la localizzazione è stata disattivata, non potremo raccogliere alcun tipo di informazione anonima, né conoscere la posizione del telefono.

Schiller: a volte fare degli esempi aiuta la gente a capire alcune cose che sembrano nuove. Penso all’analogia di un database di dati sulla posizione, rispetto ad un negozio al dettaglio che, tramite un apposito apparecchio, conta quante persone escono ed entrano dal locale. Nessuno di preoccupa di questo apparecchio e del conteggio, perchè avviene in modo del tutto anonimo. Non si tratta di dati personali. Non c’è nulla da preoccuparsi. Non è qualcosa che mina la privacy delle persone, perchè nel database non viene conservata alcuna informazione collegata all’identità dell’utente. Ecco, i nostri database fanno una cosa simile ai negozi che contano le persone che entrano ed escono. Cose di questo genere non fanno più paura quando pensi che avvengono tutti i giorni.

Il traffico è l’unica cosa per cui utilizzerete i dati collettivi, o avete in mente altri progetti?

Jobs: Abbiamo citato il servizio traffico e penso che questo sia tutto quello che possiamo menzionare in questo periodo, prima di fare altri annunci.

Ma quindi sta dicendo che non è l’unico servizio che sfrutterete grazie alla banda dati?

Jobs: Stiamo costruendo questa banca dati basata sul traffico e questo è quello che stiamo dicendo.

Esiste la necessità di avere un controllo più marcato sul trattamento dei dati, o il semplice on-off dei servizi di localizzazione è la strada giusta da percorrere?

Forstall: Siamo molto vigili sulla privacy e sulla localizzazione e abbiamo lavorato duramente per rendere questa esperienza il più trasparente possibile e dare all’utente un controllo completo. Come dice lei, ogni volta che l’utente deve accedere ad un’applicazione che sfrutti la sua posizione, l’utente deve dare la sua autorizzazione. E questo è vero anche per le applicazioni integrate su iOS.

Inoltre, ogni qual volta un’applicazione utilizza i servizi di localizzazione, sulla barra di stato di iOS compare un indicatore. Nelle impostazioni, poi, è possibile vedere la lista di tutte le applicazioni a cui l’utente ha fornito l’autorizzazione ad utilizzare i dati di localizzazione, e quelle a cui tale autorizzazione non è stata data. Quindi, ad esempio, l’utente può disattivare anche temporaneamente la localizzazione per tutte le app che vuole. Ancora, vengono anche elencate tutte le applicazioni che hanno utilizzato la posizione dell’utente nelle ultime 24 ore, in modo tale che l’utente possa sapere quali app hanno effettivamente utilizzato la funzione di localizzazione. Credo che questo sistema sia incredibilmente sicuro, se non il migliore in circolazione.

Steve, come e quanto ha lavorato a questo problema nelle ultime due settimane?

Jobs: Non è da un paio di settimane. Tutto questo è iniziato lo scorso mercoledì e abbiamo fornito tutte le nostre risposte chiarificatrici questa mattina (ieri ndr). Abbiamo impiegato meno di una settimana per dare queste risposte ed io, Scott e Phil abbiamo lavorato insieme in questi giorni per studiare il problema

Siamo una società basata sull’ingegneria, quando le persone ci accusano di una cosa, il primo nostro pensiero è quello di far scoprire la verità. Questo ci ha fatto impiegare un po’ di tempo per chiarire i vari aspetti della questione, anche perchè ogni giorno arrivavano nuove accuse. Quando abbiamo saputo del problema, abbiamo impiegato due giorni per studiarlo e capirlo. Abbiamo poi impiegato altri due giorni per scrivere il comunicato e renderlo comprensibile anche a chi non è un tecnico del settore, dato che l’argomento è molto hi-tech. Ed eccoci qui, con le risposte pronte e pubblicate.

Ero curioso di sapere quando lei tornerà a tempo pieno ad occuparsi di Apple.

Jobs: Guardi, non siamo qui per parlare di questo oggi.

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