La SIAE sta entrando nella fase “dispetti”. E’ il caso di un recente acquisto, che vede messo in disparte il mercato Apple Italiano, a favore di quello Francese.

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Gli autori italiani hanno risposto con una conferenza stampa, mercoledì 30 luglio al Museo Teatrale del Burcardo, a Roma, ribadendo le loro giuste ragioni e regalando i preziosi cellulari (acquistati in Francia e pagati meno che in Italia) agli allievi di tre prestigiose scuole, l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico, il Centro Sperimentale di Cinematografia e il Dipartimento Jazz del Conservatorio di Santa Cecilia.

Il direttore generale della Siae, Gaetano Blandini, ha fatto il punto sulle iniziative sull’ equo compenso per la copia privata che ha portato, dopo la firma del decreto Franceschini sull’ aumento delle tariffe, a un aumento dei prezzi da parte di Apple per i suoi dispositivi, indicando in fattura la dicitura ‘ tassa sul copyright’ al posto di equo compenso. “Abbiamo comprato 22 Iphone a Nizza -ha dichiarato Blandini che ha dato un morso a una rotonda mela gialla a simboleggiare la sfida con l’azienda fondata da Steve Jobs- per dimostrare a tutti come in Francia, nonostante l’ equo compenso per copia privata sia molto più alto che in Italia, i prezzi siano inferiori rispetto a quelli del nostro Paese. Questo è un fatto, non un’opinione discutibile. Io rappresento i quasi 100 mila associati Siae, tanti autori che provano a vivere coi frutti del loro lavoro e perciò difendo la libertà dei tantissimi creativi italiani. Abbiamo varato nei giorni scorsi e a settembre partiremo con l’istituzione di un Osservatorio Permanente sulla Copia Privata e sul Diritto d’Autore, insieme a Federconsumatori, un’associazione che raggruppa oltre 160mila utenti, monitorando regolarmente il mercato dei prodotti multimediali e i loro prezzi“.

Proprio Francesco Avallone, il Vice Presidente di Federconsumatori, ha ricordato “la class action che abbiamo intentato contro Apple che non dava una garanzia di due anni sui suoi prodotti come prescritto dalle norme europee, abbiamo vinto e li abbiamo costretti a concederla. Adesso vogliamo portare all’attenzione del Consiglio Nazionale Consumatori -sede adatta per discutere di questi temi- i rappresentanti di alcune società tecnologiche per fare in modo che i device, che sono anche e soprattutto dei prodotti culturali, siano sempre più a buon mercato e con le giuste garanzie per i consumatori. Non possiamo assistere senza far niente all’aumento dei profitti dei produttori che già lucrano abbondantemente sul prezzo di vendita“.All’ azione dimostrativa odierna, il dg Blandini, ha accompagnato tre lettere di diffida partite questa mattina e dirette alle tre sedi, in Usa, Italia e Olanda, del colosso americano, accusato di aver messo nero su bianco sulle sue ricevute l’ impropria dicitura ‘ copyright levy’ ovvero tassa sul diritto d’ autore.

A lanciare l’allarme sulla situazione del mondo della cultura è Gino Paoli, presidente della Siae: “C’è un attacco al Diritto d’Autore in tutto il mondo, ma il diritto d’autore è l’unico guadagno che gli artisti hanno. La creatività è uno dei beni più grossi che abbiamo, e dobbiamo far capire alla gente che l’equo compenso non è una tassa Siae ma un compenso legittimo all’autore, come ha stabilito la Corte di Giustizia Europea in numerose sentenze. Continuo a sentir parlare di Siae come un carrozzone burocratico ma nessuno racconta le nostre tante iniziative di solidarietà, andiamo a portare aiuto negli ospedali, nelle carceri, alle associazioni che lavorano coi disabili. E diamo borse di studio ai giovani talenti e contributi in denaro a tante manifestazioni”.

In platea anche Francesco Boccia, il parlamentare del Partito democratico e presidente della commissione Bilancio della Camera dei deputati: “Ci vuole forza, coraggio e libertà per sostenere questa battaglia culturale – ha detto Boccia – La musica e il cinema sono stati i primi comparti ad avere il commercio elettronico e sono stati travolti dall’economia digitale che ha trasformato la vita nostra e quella dei nostri figli. Le risorse accumulate da queste società che vendono pubblicità sulla rete sono enormi, loro non pagano le tasse nel Paese in cui producono reddito. L’equità fiscale che io sostengo non deve essere vista come un freno allo sviluppo della rete”.

“Io adoro Apple e uso i suoi prodotti, – sottolinea Virzì – e non ho quindi nessuna visione apocalittica, ma credo che sia necessario mettere al primo posto i consumatori e che tutto il sistema debba avere un rispetto reciproco del proprio ruolo. Senza i contenuti degli autori quei bei telefonini sarebbero contenitori di plastica vuoti”.“Il decreto firmato da Franceschini sull’equo compenso è giusto adesso, il futuro è lo streaming legale ma bisogna tenere conto dei veloci mutamenti della tecnologia che ha sempre più bisogno della materia creativa – conclude Virzì -. L’ industria culturale necessita di risorse perché solo in tal modo gli artisti possono essere liberi e dedicarsi alla loro arte. In un futuro senza cinema, musica, teatro avremmo una vita inservibile che non augurerei a nessuno“.

Tutelare il paese va bene, ma non in questo modo a nostro avviso!

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