Nei prossimi mesi le forze dell’ordine di molti Stati si doteranno di un’apparecchiatura in grado di confrontare i volti,  e in futuro l’iride, delle persone fermate per un controllo con i database della centrale. Una rivoluzione che spaventa i difensori della privacy e gli agenti stessi.



“Permette una foto? E’ per la fedina penale…”. Al ritorno dalle vacanze gli americani troveranno una sorpresa. Dall’Arizona al Massachusetts, migliaia di poliziotti sono pronti a riceverli con una macchinetta fotografica speciale. A vederla sembra un giocattolino. Si applica all’iPhone ed è alta un paio di centimetri. Ma è un vero e proprio computer e trasmettitore: che confronta la foto del malcapitato di turno con le decine di migliaia presenti nei casellari giudiziari degli States.

Il riconoscimento facciale è l’ultima frontiera dell’hi-tech. Ma l’uso che i poliziotti s’apprestano a farne già solleva polemiche su polemiche. Negli Usa non è obbligatorio circolare con una carta di riconoscimento. E i difensori della privacy e dei diritti civili sono ovviamente insorti. Gli stessi poliziotti frenano. Lo sceriffo Joseph McDonald, di Plymouth County, Massachusetts, ha dato direttive severissime ai suoi uomini. La superfoto dev’essere usata solo nel caso di “ragionevole sospetto”: non si possono mica “buttare via duecento anni di legge costituzionale”.

Certo la macchinetta realizzata da una compagnia proprio di Plymouth, BI2 Technologies, ha buttato via dieci anni di figuracce. Il riconoscimento elettronico facciale era sembrata l’arma fine di mondo all’indomani dell’11 settembre. E il primo a dotarsi di una tecnologia simile fu proprio quell’aeroporto Logan di Boston in cui si imbarcarono senza destare sospetti i kamikaze delle Torri gemelle. Peccato che alla macchinetta installata un anno dopo, 2002, fu quasi subito staccata la spina: non era stata capace di riconoscere i volti mica dei sospetti, ma degli stessi impiegati.

Da allora la tecnologia è migliorata eccome. Riconoscimento facciale e dell’iride sono la nuova frontiera dei controlli. Quello dell’iride per ora accompagna ma presto potrebbe addirittura soppiantare le impronte digitali: un mercato in cui complessivamente, dice il Wall Street Journal, oggi circolano 4,3 miliardi.

Del resto sono sempre di più, dagli Usa in giù, gli stati in cui il controllo degli occhi viene usato alla dogana. Dice il capo di BI2, Sean Mullin, che le foto dei sospetti vengono confrontate con quelle presenti negli archivi degli uffici di polizia che si sono dotati delle macchinette: un pugno di Stati per un ordine di 7mila apparecchi in arrivo appunto per l’autunno. Ma nei piani c’è l’accesso agli immensi database dell’Fbi.

Il riconoscimento facciale naturalmente è una prospettiva tecnologica che non alletta soltanto le forze dell’ordine. La macchinetta, dicono a Plymouth, potrebbe essere utile per esempio nel campo sanitario. Ma il fenomeno è l’ultimo grido soprattutto dei social network. Facebook ha lanciato un sistema che permette di rintracciare i propri amici utilizzando appunto le foto: ed è ovviamente interno alla piattaforma.

Google stava lavorando a qualcosa del genere ma il presidente Eric Schmidt ha annunciato di aver fermato il progetto fino a quando non saranno risolti i problemi di privacy. Oggi funziona già per gli oggetti: fai una foto e dal telefonino al web confronti l’oggetto con quelli presenti per esempio su Google Images. O negli archivi dei supermarket virtuali, da Amazon in più, che saranno lietissimi di propinarti una proposta d’acquisto.

Ma il riconoscimento facciale va oltre. Pensate a quanti tipo di usi sarebbero possibili, più o meno legali. Prendi la foto di un tizio e grazie agli archivi del web ti scorre tutta la sua vita: come nella vecchia sigla dei telefilm “Attenti a quei due”. Fedina penale? Potrebbe venir fuori di tutto. Chi è senza peccato scatti la prima foto.

[via]

Share.

Leave A Reply

AppleZein | Blog Apple N.1 in Italia per utenti iPhone