L’addio del fondatore e amministratore delegato per motivi di salute. Il titolo in borsa perde un punto percentuale, ma per gli analisti il subentro di Cook non danneggerà l’azienda. Il Financial Times: “Insostituibile, ma non poteva lasciare l’azienda in condizioni migliori”.

Il colpo è di quelli pesanti, ma la borsa lo sta assorbendo bene: l’addio di Steve Jobs, che si è dimesso ieri da Chief operating officer della Apple per motivi di salute, fa calare il titolo della mela nella borsa di New York. Dopo aver perso il 7% nelle contrattazioni afterhours e aver aperto con un -3%, il titolo si è attestato intorno al -1 per cento, un calo tutto sommato contenuto.

Come Ceo al posto di Jobs, che rimarrà presidente, arriva Tim Cook, da tempo secondo in comando e – durante le assenze per malattia di Jobs – unico leader del gigante di Cupertino. Nonostante il valore di Cook non sia in dubbio, i mercati e i fan della mela tremano al pensiero dell’assenza di un uomo visionario in grado di ‘creare’ oggetti rivoluzionari come il Macintosh, l’iPod, l’iPhone e infine l’iPad.

“È ragionevole preoccuparsi su Apple dopo Steve Jobs – dice il Financial Times – è insostituibile come pochi altri uomini d’affari. Jobs non poteva lasciare Apple in una condizione migliore. Lui non è l’intera società ma è lui che la definisce, prendendo decisioni correte, ispirando, con una mente capace di anticipare i desideri di massa”.

L’analisi del FT non è esagerata: oltre a essere il creatore – insieme a l’altro Steve, Wozniack – della Apple, Job è anche l’uomo che l’ha resuscitata nella seconda metà degli anni ’90, dopo che nell’85 ne era stato allontanato e l’azienda era finita sull’orlo del fallimento. Ma l’azienda, nonostante il passo indietro di Jobs, non rischia nell’immediato, continua il quotidiano pubblicato a Londra: “La linea di prodotti di telefoni e computer è abbastanza lunga per durare un anno o due. Tim Cook è un buon successore ma anche se si dimostrerà grande, Apple potrebbe essere vicina a raggiungere qualcosa come la maturità della società: anche i leader che più ispirano non possono eliminare la concorrenza”.

Se la reazione dei mercati è comprensibile, secondo gli esperti non è quindi del tutto motivata: “Direi agli investitori: ‘Non andate nel panico, rimanete calmi, è la cosa giusta da fare. Steve rimarrà presidente e Cook è Ceo”, dice Colin Gillis, consulente della BGC Financial. Sulla stessa lunghezza d’onda l’analista Richard Windsor: “È una transizione graduale, con un leggero rischio per l’immagine se i prossimi prodotti non fossero perfetti. I concorrenti stanno alla finestra, e Htc è l’azienda che può trarne i maggiori vantaggi”.

E ancora: “Le dimissioni di Jobs segnano la fine di un’era per Apple, ma è importante ricordare che Apple è più di una singola persona anche di Steve Jobs”. A parlare è Michael Gartenberg, direttore Ricerca di Gartner. “Continuando la sua opera come presidente, Jobs continuerà a lasciare il segno sia sulla società che sui prodotti, anche trasferendo il comando a Cook”.

Nonostante le rassicurazioni, i mercati tengono ma continuano ad avere dubbi. In attesa dei prossimi passi e prodotti in arrivo da Cupertino.

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