Mentre piange ancora la scomparsa di Jobs, la Silicon Valley si chiede chi raccoglierà la sua eredità morale. BusinessWeek e il San Francisco Chronicle guardano allo stratega del successo dell’iPhone, snocciolando tutte le analogie col fondatore che lo volle a Cupertino. E non sono poche.

Segnatevi questo nome: Scott Forstall, 42 anni, informatico americano. A molti può non dir nulla ma il signore in questione è uno degli artefici del sistema operativo Mac OSX  nonché il padre di iOS, ovvero l’ambiente che fa funzionare iPhone, iPad e iPod touch. Tra l’altro è il più giovane tra i vice presidenti di Apple e grazie alle sue qualità e a un carattere quantomeno deciso potrebbe, chissà, diventare presto una figura di primo piano ai vertici di Cupertino, in un’azienda che dopo la scomparsa di Jobs 1 ha bisogno come l’aria di un nuovo frontman. Intanto, in silenzio, il colosso californiano piange ancora il suo guru: qualche giorno fa nell’Università di Stanford a Palo Alto, vip, politici e CEO della Silicon Valley si sono dati appuntamento per una commemorazione privata, cui è seguita, mercoledì 19, una cerimonia a porte chiuse nel quartier generale di Cupertino riservata ai soli dipendenti.

Da Stanford a Cupertino, la stessa strada che ha percorso Forstall per arrivare alla Apple, passando per la NeXT, azienda fondata dallo stesso Jobs quando venne estromesso dalla sua creatura. Qui, nell’università dove crescono i cervelli che poi a innovare nelle aziende della “valle del silicio”, nel 1992 Forstall si è laureato col massimo dei voti in informatica; a pochi chilometri di distanza, nel quartier

generale di Apple a Cupertino ha trovato la sua dimensione e dal 1997 ha scalato posizioni fino a guadagnarsi il rispetto e la stima di molti suoi colleghi ed essere definito da alcuni commentatori il “successore morale” di Steve Jobs. Lo avevamo visto al Moscone Center di San Francisco il 6 giugno del 2011 salire sul palco con piglio deciso e presentare in anteprima le funzioni di iOS5, introdotto con un filo di voce proprio da Jobs che poi si andava a riposare nel backstage su una sedia lasciando a lui la scena. Sembrava quasi un passaggio di consegne.

Oggi che Jobs non c’è più e pian piano la tristezza lascia il campo all’analisi, sono in tanti a guardarsi intorno e a cercare di capire chi davvero può raccogliere l’eredità visionaria del fondatore e continuare sulla sua strada. Tim Cook, l’uomo della sicurezza che ha preso le redini dell’azienda quando si è capito che Jobs non ce l’avrebbe fatta, rappresenta moltissimo in un momento così delicato per Apple per altro incalzata da concorrenti sempre più aggressivi. Accanto a lui però servono persone capaci di garantire senza soste quella spinta innovativa che ha fin qui contraddistinto l’azienda della mela morsicata. Forstall ha molte delle qualità richieste, al punto che nei giorni scorsi Businessweek prima e il San Francisco Chronicle poi hanno analizzato la sua figura definendolo un “mini-Steve”, con tanto di confronto con il maestro e amico scomparso. Nel bene e nel male.

Si comincia dall’abbigliamento: Forstall come Jobs ha una “divisa” (camicia o maglia nera con la zip, jeans d’ordinanza e scarpe nere) per le occasioni pubbliche anche se in ufficio sfoggia camicie hawaiane. Poi ancora: la passione per la stessa automobile, la Mercedes SL55 AMG, argento metallizzato. Ma i due si somigliano per tante cose più di sostanza. Il carattere, si è detto: Forstall non è certo uno facile, scrive il Chronicle, che lo definisce “un abile apprendista nel ruolo di esigente visionario di Apple”. Un uomo di talento, questo è sicuro, ossessionato come pochi dai dettagli. Non stacca mai, si impegna nel progetto a ritmo incessante. A uno degli architetti chiave dell’attuale successo di Apple – il suo nome è in calce a oltre 50 brevetti che riguardano l’iPhone – viene riconosciuto il talento che aveva di Jobs di tradurre il gergo tecnologico in inglese comune ma soprattutto il fatto di essere “una figura polarizzante”, che sa motivare i suoi sottoposti dai quali riceve in cambio lealtà e totale adesione al progetto. Anche qui qualcuno ricorda quello spirito magico “noi contro tutti” proprio del Mac team di Jobs nei leggendari primi anni ’80.

Ma non è finita. Di Jobs – scrive il Chronicle – Forstall ricorda anche parecchie asprezze caratteriali. Si dice che alcuni ex capi di Apple si siano licenziati perché consideravano proprio impossibile lavorare con lui. Pare – riferisce il giornale citando alcuni ex collaboratori di Forstall – che non corra affatto buon sangue tra lui e alcuni membri del consiglio esecutivo di Apple come il capo dei designer Jonathan Ive e il responsabile dell’hardware Mac Bob Mansfield e che questi ultimi facciano di tutto per avere incontri con lui soltanto se è presente il CEO Tim Cook. Insomma, similitudini in bianco e nero che determinano un personaggio sicuramente “controverso e ambizioso”. E, soprattutto, deciso.

Se Apple vuole continuare i suoi epici successi anche nell’era post-Jobs, scrive il giornale, i suoi vertici devono individuare un nuovo chairman che abbia un ruolo forte e più assertivo per guidare l’azienda. Forstall – aggiunge il Chronicle – rappresenta l’enigma più grande di questo vertice: negli ultimi anni ha visto il suo più grande modello e mentore perdere lentamente la sua battaglia con la malattia, il tutto mentre i prodotti animati dal suo software hanno contribuito a rendere Apple così grande nel mondo. Non ha dubbi Andy Miller, ex capo dei team iAD, che parla così del “mini-Steve”: “Forstall è stato vicino a Jobs come nessun altro in questa azienda. Quando lui dice qualcosa, la gente lo ascolta”.

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