Scompare all’età di 84 anni John McCarthy, l’inventore del linguaggio Lisp e la mente dietro la definizione dei processi di AI. Dal 1962 al 2000 ha insegnato a Stanford, nel 1971 aveva vinto il premio Turing.

ncora un lutto nel mondo dell’informatica. Dopo Steve Jobs e Dennis Ritchie, nella notte del 24 ottobre si è spento all’età di 84 anni John McCarthy. Un nome lontano dai riflettori, la cui influenza sul mondo digitale è però molto evidente, soprattutto oggi che le sue teorie sull’erogazione di applicazioni come servizio diventano realtà quotidiana su computer, smarphone e tablet.

McCarthy, ricercatore informatico e nelle scienze cognitive, è la mente dietro la creazione del linguaggio di programmazione Lisp. Un ambiente di sviluppo dedicato soprattutto a quella che viene chiamata “intelligenza artificiale”, termine coniato da McCarthy stesso, in quanto massimo studioso della materia. Nel 1971, McCarthy ha ricevuto il premio Turing per le sue ricerche sull’argomento. Dal 1962 al 2000, McCarthy ha insegnato a Stanford. Sulle pagine dell’Università c’è la sua home page, ferma ad un design da web anni Novanta, ma piena di documenti, studi, analisi e pensieri.

L’intelligenza artificiale nell’idea di McCarthy è l’applicazione del pensiero matematico alla definizione di attività strutturate. La teoria,

applicata con successo e i cui risultati pratici sono visibili oggi in molti campi, dalla robotica ai videogame, è che la riproduzione digitale di processi cognitivi, elaborativi e mentali passi dalla mappatura matematica delle possibilità e delle probabilità. Il computer insomma può arrivare a sviluppare un’intelligenza, basandosi su dei modelli, delle formule e dei dati. Studi molto complessi e dettagliati, i cui frutti sono visibili in molte applicazioni contemporanee. Il Lisp, pioniere dei linguaggi di programmazione (prima di lui ci fu il Fortran) fu pensato e realizzato da McCarthy nei suoi anni al Mit, il Massachusetts Institute of Technology, ed è utilizzato ancora oggi nelle sue successive evoluzioni.

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