E’ ufficiale dall’1 marzo gli sviluppatori di applicazioni per Mac che inviano applicazioni al Mac App Store saranno obbligati all’uso del sandboxing. Appunto quest’ultima consiste nella tecnologia che permette di proteggere il sistema eseguendo il codice all’esterno di alcuni punti del sistema operativo.

Già dal lontano novembre dello scorso anno, Apple aveva pianificato che gli sviluppatori che desideravano inviare applicazioni al Mac App Store dovevano avere l’obbligo del sandboxing. Vi ricordiamo che la sandboxing si tratta di una tecnologia che costringe a eseguire le applicazioni di Lion all’esterno di alcuni punti “strategici” del sistema operativo, limitando alcune operazioni eseguibili, ma con enormi benefici dal punto di vista della sicurezza. In seguito a molte richieste degli sviluppatori, quest’obbligo è stato rimandato al primo marzo di quest’anno, dando tempo a quest’ultimi di modificare il codice nativo ed adattare alcuni software. Su questa vicenda ci ha messo bocca anche il Wall Street Journal riportando in questi giorni alcune lamentele degli sviluppatori sull’impossibilità di eseguire alcune operazioni. Come ad esempio lo sviluppatore dell’applicazione Fantastical, lamenta l’impossibilità di sincronizzare e importare dati da altre applicazioni di terze parti. La posizione ufficiale di Apple in questa vicenda è quella di consentire l’accesso ad alcune funzioni solo provvisoriamente, affermando che la maggior parte delle app non richiede alcuna modifica, scenario completamente diverso per le app che modificano il comportamento del sistema. In futuro l’approvazione di certe applicazioni sul Mac App Store sarà più difficile grazie a questi esami più approfonditi che verranno condotti prima della loro pubblicazione.

Vi sapremo dire di più a riguardo dal primo marzo.

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