Durante il lancio del nuovo iPad, molti utenti e giornalisti si sono lamentati del modo di parlare e di presentare nuovi prodotti di Tim Cook. Secondo diversi pareri, la vera colpa di Tim Cook è di non essere Steve Jobs dato che ormai tutti erano abituati alla parlantina veloce e gli occhi lucenti di quel gran visionario.

Se a presentare lo stesso identico prodotto sul Palco dello Yerba Buena di San Francisco fosse stato Steve Jobs, scomparso l’ottobre scorso per un cancro al pancreas, dalla platea sarebbe stato un alternarsi ininterrotto di wow e applausi. Non c’è niente da fare: Jobs era unico, con quell’aspetto carismatico e ascetico, con quella sua maniacale presunzione di essere l’unico a capire la perfezione. Forse neanche lui la capiva veramente, ma certo la cercava. Sempre. Soprattutto capiva cosa volevano le persone e questa capacità (stranamente rara anche tra noi giornalisti) lo rendeva, oltre che un visionario, uno straordinario comunicatore.

Ecco la vera colpa di Tim Cook: non essere Steve Jobs.

Non so se questo New iPad ci lascerà felici o delusi (non l’ho visto, non l’ho provato, ho ancora il primo e sono soddisfattissimo), ma da quello che leggo ha uno schermo meraviglioso, con una definizione superiore a quella delle televisioni HD che popolano i nostri salotti. E non è questo un tentativo di attaccare l’ultimo baluardo dei mass media che in qualche modo fino ad oggi ha dimostrato di saper resistere alle diavolerie tecnologiche? Questa è l’ultima frontiera che Steve Jobs avrebbe voluto abbattere, se non fosse morto: liberarci dalla schiavitù del salotto, dai cavi, dalle antenne e dalle parabole (tutta roba antiestetica che non sopportava) per farci vedere la tv in ogni luogo, con chi ci pare, quando ci pare.

Sul nuovo iPad è stata inserita anche una versione di Siri che grazie al riconoscimento vocale scrive sotto dettatura. Ok, dicono che questa Siri non sia così intelligente come quella dell’iPhone 4s che già risponde alle tue domande e fa un sacco di cose per te, ma, andiamo, sono tutti software in fase beta destinati a migliorare e a cambiare radicalmente il nostro modo di interfacciarci con le macchine.

E poi c’è la connessione superveloce (che ti fa risparmiare un sacco di tempo), fotocamera migliore e migliori programmi di ritocco (sull’iPhone 4s gli occhi rossi delle foto con il flash si correggono semplicemente sfiorando le pupille con un dito).

Del resto con 55 milioni di iPad venduti, oltre 500 milioni di applicazioni sviluppate tra iPhone e iPad, e un totale di 315 milioni di apparecchi venduti nel 2011, Apple può vantarsi di essere sola al comando dell’era post-pc.

E’ ancora presto per poter dire se la rivoluzione avviata da Steve Jobs potrà essere portata avanti da Tim Cook. Ma qualcosa fa ben sperare. Nelle grandi aziende nessuno costruisce da solo. Occorre gioco di squadra e che ognuno sappia fare la sua parte di lavoro.

Se il condottiero è stato all’altezza, non ci saranno ripercussioni. Anche se il suo successore non ha lo stesso carisma per ammaliare le folle.

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