Steve Jobs, co fondatore della Apple Computers Inc. nel 1976, è sempre stato visto come un visionario e un rivoluzionario, dimostrandolo nell’invenzione dell’iMac, dell’iPod, dell’iPhone e infine dell’iPad. Alla sua morte milioni di persone da tutto il mondo hanno stimato le virtù di Steve. Secondo il Financial Post, tuttavia, Steve non è un esempio da seguire.

Secondo il biografo Leander Kahney, Jobs era un uomo pieno di contraddizioni, buddista zen, cultore del segreto e della sorveglianza sul lavoro: sembra che i dipendenti fossero costantemente sorvegliati da telecamere poste ovunque. Forse fu proprio per il suo stile autocratico ed egoista a portare il suo allontanamento dalla Apple nel 1984; tornò nel 1997 quando la sua azienda era quasi sul punto di dichiarare bancarotta per trasformarla nell’immensa potenza odierna. Lo stile di Jobs sembrava essere quello del “bastone e carota” con ricompense e punizioni, lode e adulazione sostituite molto spesso da timore e critica. Kahney ha affermato che Steve aggrediva verbalmente i suoi dipendenti.

Machiavellicamente si può dire che per Steve il fine giustificava i mezzi, dato che probabilmente sapeva delle condizioni dei propri dipendenti e ci si chiede come mai ignorava e permetteva alcuni “soprusi”. Famosissimo il caso Foxconn, i cui dipendenti hanno più volte minacciato un suicidio di massa.

Concludendo, secondo il Financial Post, Steve Jobs è l’antitesi del modello da imitare, assolutamente non si possono sfruttare le persone per ottenere risultati, solo eliminando il denaro e la voglia di potere come valori fondanti una società, i leader autoritari e dispotici continueranno a comandare.

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