Secondo molti azionisti, le azioni di Apple avrebbero raggiunto la quota di 1000$ entro la fine dell’anno. Sembra però che la corsa di Apple si sia fermata dopo che, nella serata di ieri, le azioni hanno raggiunto un valore di 580 dollari, dopo essere arrivate sopra quota 630 un paio di settimane fa.

Negli ultimi tempi qualche analista aveva messo in discussione il verbo rialzista che da un po’ sembra circondare Apple e aveva ipotizzato che il prezzo delle azioni potesse subire qualche aggiustamento. Il 9 aprile per esempio Walter Piecyk di BTIG aveva dagliato il suo rating sul titolo da Buy a Neutral, giustificando la scelta con l’entusiasmo che ha accompagnato la società ultimamente e la necessità di considerare con attenzione ciò che succederà nei prossimi mesi.

È vero che Apple continuerà ad essere “il principale beneficiario di un trend di crescita in accelerazione nell’adozione di smartphone, considerando che la penetrazione globale di smartphone non ha ancora nemmeno raggiunto il 30%”; ma forse il livello del titolo ha già scontato questi elementi e prima di consigliare l’acquisto è meglio aspettare altre indicazioni.

Dall’inizio dell’anno, in effetti, il titolo Apple ha guadagnato oltre il 44%, anche se consideriamo il ribasso degli ultimi giorni, tanto che si era cominciato a speculare sulla possibilità di toccare quota mille dollari per azione. Tornando alle analisi, la settimana scorsa Brian Blair di Wedge Partners ha ammonito che le previsioni per l’iPad per il trimestre di marzo potrebbero ora essere troppo rialziste; anche se in effetti l’iPad non ha veri concorrenti sul mercato e per adesso continua a dominare il suo settore.

Oltre alle prese di profitto, ci potrebbe essere anche un po’ di nervisismo da parte degli investitori, in vista dei risultati del primo trimestre, attesi dopo la chiusura del 24 aprile. Se le cose non fossero andate secondo le attese il titolo ne risentirebbe un po’. In alternativa, poi, c’è la lettura di Kai Petainen, che focalizza la sua attenzione sui movimenti dei fondi e ipotizza uno spostamento progressivo da Apple verso Microsoft.

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