Una nuova class-action contro Apple la vede coinvolta nel settore editoriale, l’accusa è di gonfiare  i costi degli ebook in collusione con le case editrici.

Apple ha presentato una risposta ufficiale negando nel modo più assoluto l’accusa di gonfiare spropositatamente  i prezzi degli ebook venduti attraverso iBookstore, nel comunicato respinge con fermezza ogni collusione con le case editrici. Apple ammette solo di aver intavolato dei  negoziati bilaterali con alcuni editori e che questo non è di certo illegale,  gli accordi tenuti con gli editori non impedisco ai  concorrenti di  fissare i propri costi per gli ebook venduti, lasciando quindi libera concorrenza sui prezzi. La Class-action mossa da ben 31 stati sostiene che Apple ha utilizzato l’insoddisfazione da parte degli editori che sono stati negativamente influenzati dal modello “wholesale”(cioè vendita all’ingrosso, un esempio può considerarsi Amazon la cui politica è vendere molte copie a minor costo, guadagnando non sul singolo prodotto ma sul quantitativo totale del venduto, politica aziendale che richiama molti acquirenti ma che indubbiamente penalizza le case editrici) come leva per entrare nel iBookstore. Apple non solo ha negato con fermezza le accuse ma ha messo in guardia sull’esito di questa causa affermando che  potrebbe risultare dannosa per i consumatori, definendola “fondamentalmente errata.”

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