24 ottobre, il giudice Lucy Koh ha decretato che Apple, Google e molte altre grandi aziende di tecnologia si troveranno, a partire dal prossimo Maggio, di fronte ad un processo per “non sollecitazione” di accordi che impedivano alle imprese di tentare di assumere i dipendenti di altre imprese facenti parte dell’accordo.

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La Corte basandosi su documenti, dati e metodologie, constata che i problemi comuni rischiano di predominare sulle singole questioni. Secondo la causa originale depositata nel 2011, gli accordi di “non sollecitazione” risalgono al 2005 e sono stati tra Apple, Adobe, Google, Intel, Intuit, Lucasfilm e Pixar. Questi impediscono ai reclutatori di contattare i dipendenti di altre società che erano parte dell’accordo, anche se i dipendenti sono liberi di fare domanda di lavoro presso altri stabilimenti. La questione è stata finalmente risolta, le società hanno accettato di non formare accordi di “non sollecitazione” per 5 anni. La causa in corso rappresenta oltre 64.000 dipendenti tecnici che affermano di essere stati danneggiati dalle azioni anticoncorrenziali delle società convenute. Il processo dovrebbe svolgersi il prossimo Maggio, ma si pensa possa essere rimandato a causa di possibili ricorsi  da parte delle società convenute.

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