Ancora una volta, Apple riceve critiche da parte di Mozilla. In un’intervista rilasciata a TechRadar, infatti, Tristan Nitot e Chris Heilmann – presidente europeo di Mozilla il primo, Evangelist dell’HTML5 il secondo – hanno attaccato una delle più grandi aziende mondiali per via della cosiddetta politica chiusa (o non sufficientemente open?).

Secondo Mozilla, “utilizzare un iPad significa essere soltanto consumatori perché risulterebbe impossibile essere creativi”. In particolare, Heilmann racconta: “Quando ho iniziato ad utilizzare il web, ho capito che era un mezzo in cui chiunque poteva dire la sua e partecipare liberamente. Non importa il risultato: chiunque può pubblicare qualcosa sul web. Io vengo dal web e per me installare un’app per fare qualcosa non è così bello e semplice come Apple vuol far apparire.”  Sempre Heilmann aggiunge: “Vogliamo che la gente possa partecipare ed essere in grado di migliorare il codice e distribuirlo a tutto il mondo, aiutando la comunità.”

Certamente delle belle parole, quelle di Heilmann. Sembra sorgere, tuttavia, spontanea una domanda: è così semplice per un normale utente migliorare il codice? È davvero questo che si chiede ad ogni utente? E perché la creatività per Mozilla sta solo nel modificare un software? Creare un video con iMovie, migliorare una foto con iPhoto, applicare dei filtri e condividere la propria creazione tramite Instagram, creare una canzone con Garageband… sono tutte operazioni che non richiedono fantasia e creatività? E cosa direbbe Mozilla a proposito dell’apprendimento attraverso l’iPad, utilizzato in molte scuole per insegnare qualsiasi materia?

Mozilla continua poi parlando dell’AppStore. Secondo loro “un programmatore iOS non è libero perché soggetto a regole di pubblicazione”.
Premesso che è proprio la presenza di un regolamento che rende libero l’uomo, mai un’app è stata rifiutata dall’AppStore se non per motivi ovvii come la presenza di codice malevolo o di immagini inadatte ai minori. Basta leggere il regolamento di pubblicazione per capire che questi “limiti” sono atti solo ad assicurare all’utente un’esperienza non dannosa.

La politica che invece Mozilla ama è quella della libertà totale, e quindi dell’anarchia tipica del web. Ma siamo sicuri che l’uomo è in grado di vivere in anarchia? Un genitore lascerebbe mai che suo figlio navigasse nel web senza confini prestabiliti? E noi, quando navighiamo, siamo così tranquilli di non incappare in qualche trappola malevola? Certamente no. Utilizzare un dispositivo iOS, invece, garantisce enormi tutele sotto questi punti di vista.

Se è davvero questo il pensiero open, forse è meglio attendere ancora una sua crescita prima di farne largo uso. Credo che più che criticare la politica chiusa bisognerebbe pensare a cosa possa fare il genere umano senza dei paletti. Insomma, bisognerebbe semplicemente imparare dalla storia.

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