Il colosso viola dello streaming e la nuova forma di socializzazione 2.0.

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Era un caldo 6 giugno del lontano 2011 quando Justin Kan e Emmett Shear lanciarono Twitch.tv, piattaforma live-streaming di e-sports e di videogames che con la chiusura del competitor Own3d.tv, agli inizi del 2013, incominciò a farsi conoscere e apprezzare dal grande pubblico del web. Ben presto il colosso viola, che offre la possibilità agli appassionati di videogiochi di tutto il mondo di registrarsi mentre provano a superarsi divertendosi con titoli di ultimo grido come Fifa 20 ma anche con grandi classici come Fortnite e Minecraft, non solo ha cambiato completamente l’universo del gaming, oggi sempre più inclusivo, partecipativo e simile a tratti a uno spettacolo videoludico da godere sui devices più performanti, ma anche quello della socialità virtuale. In che senso vi starete certamente chiedendo? Grazie a Twitch chiunque ha la possibilità di chattare e di interagire con persone che condividono la nostra stessa passione e soprattutto con il “re dei videogiochi” che si è deciso di seguire, chiamato in gergo tecnico streamer, la cui fama e bravura lo possono portare a divenire una vera a propria celebrity. Il bello dello streammare, termine che tutti quelli che utilizzano la piattaforma ideata da Kan e Shear conoscono molto bene, è sentirsi come parte di una comunità certamente virtuale ma al tempo stesso virtuosa (si veda la possibilità di fare donazioni). Abituati come siamo a considerare le gilde tipiche di GdR come World of Warcraft quali luoghi di vera aggregazione, non possiamo che stupirci dal senso di appartenenza che si viene a creare su Twitch che non ha nulla da invidiare a quello tipico di individui in carne e ossa che scelgono di interagire nella vita reale.

Lo spettacolo (sociale) va ora in onda!

Twitch insomma sta cambiando il nostro modo di trascorrere il tempo libero in compagnia di videogiochi ed e-games preferiti. Questa piattaforma di successo, che vanta più di 1,2 milioni di utenti connessi in contemporanea, ha letteralmente trasformato i devices che impieghiamo per navigare in rete, su tutti laptop e tablet, in veri e propri studi cinematografici in grado di proiettare sui migliori schermi del web lo show ludico che si esprime nel momento in cui segniamo un goal spettacolare a PES oppure quando riusciamo a battere un boss davvero ostico di un qualsiasi gioco di ruolo. Twitch, tuttavia, non è una semplice vetrina per videogames, visto e considerato che per esempio viene impiegato con successo anche in occasione di tornei di poker, in grado di regalarci almeno 15 minuti di celebrità, parafrasando Andy Warhol, ma è anche un social che ci permette di interloquire con i nostri followers scambiando con loro opinioni, osservazioni e non solo. Giunti ormai nel 2020, crediamo che il successo del colosso viola non sia più da ricercarsi nel live-streaming tout court ma nello “spettacolo sociale” che in va onda ogni volta che abbiamo voglia di confrontarci con chi come noi ama alla follia l’online gaming. E siamo veramente tanti oggigiorno, non c’è che dire!

I valori di gruppo nel processo di socializzazione digitale

Twitch dando sempre più spazio all’interazione virtuale ha fatto sì che i nascenti processi di socializzazione digitale tra utenti riproducessero quei valori di gruppo, tipici del comune appartenere, che permettessero ai partecipanti di appropriarsi della piattaforma e di utilizzarla per creare habitat sociali basati su regole e su forme di netiquette da loro autoimposte. Senza volerlo (almeno non nel 2011), il colosso viola da “semplice” live streamer è divenuto il Demiurgo di un ecosistema che ha consentito agli appassionati di videogames di costruire una ludica società digitale i cui legami di stabilità e di avversione per il cambiamento la porta a rassomigliare a un vero e proprio sodalizio tra individui mossi dai medesimi intenti. La community di Twitch, dunque, non è più un luogo immaginario di svago quanto una tribù, rappresentazione del virtuale in continuità del reale, che sa includere e accogliere quegli internauti che vogliono sentirsi parte di un qualcosa di più grande. Stando così le cose, giocare a Grand Theft Auto V, a Valorant oppure a Call of Duty Modern Warfare significa nient’altro che socializzare.

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