La notizia è ormai ufficiale e sta facendo il giro del mondo: Apple ha stretto un patto storico con Google per utilizzare i modelli Gemini come base per la futura intelligenza artificiale generativa di Siri. Se da un lato questa mossa promette di portare funzionalità incredibili sui nostri iPhone, dall’altro ha fatto scattare un immediato campanello d’allarme nella mente di milioni di utenti attenti alla sicurezza. La domanda che tutti si pongono è: che fine farà la leggendaria privacy di Apple se il motore sotto il cofano appartiene a Google? Sappiamo bene che il business di Mountain View si basa sui dati, mentre quello di Cupertino sulla protezione degli stessi. Come possono convivere queste due filosofie opposte?
La Risposta Ufficiale: “Niente cambia con Google Gemini”
Per spegnere sul nascere ogni polemica e rassicurare il mercato, Apple e Google hanno rilasciato una dichiarazione congiunta molto importante. La risposta è breve ma tecnicamente densa di significato per il futuro dei nostri dati. Le aziende hanno affermato che Apple Intelligence continuerà a funzionare sui dispositivi Apple e sul Private Cloud Compute, mantenendo gli standard di privacy leader del settore di Apple. In parole povere, questo significa che Google fornirà la “tecnologia grezza” (il modello linguistico), ma l’intera infrastruttura su cui viaggiano ed vengono elaborati i dati rimarrà esclusivamente sotto il controllo di Apple.
Il segreto è nel “Private Cloud Compute”
Il cuore della sicurezza risiede nel funzionamento tecnico dell’accordo: non è previsto che i vostri dati personali vengano inviati ai server pubblici di Google per l’addestramento dell’AI o per la profilazione pubblicitaria. Tutto il traffico dati passerà attraverso il filtro del Private Cloud Compute di Apple. Possiamo immaginarlo come una “camera blindata” digitale: Apple prende il “cervello” di Google, lo inserisce nei suoi server protetti, e solo lì avviene l’elaborazione della richiesta. In questo modo, Google non dovrebbe avere alcuna visibilità su chi sta facendo la domanda né sul contenuto specifico dei dati personali (come messaggi, mail o foto) che Siri sta analizzando in quel momento.
Basterà a rassicurare tutti?
Sebbene i dettagli tecnici completi non siano ancora stati svelati nel dettaglio, l’implicazione strategica è chiara: Apple sta di fatto “noleggiando” l’intelligenza di Google, ma non sta vendendo i suoi utenti in cambio. La grande scommessa di Cupertino è riuscire a offrire la potenza di calcolo di Gemini mantenendo le stesse identiche garanzie di privacy ferrea che avremmo avuto con un modello proprietario sviluppato in casa. Resta da vedere se questa promessa reggerà alla prova dei fatti quando le funzioni verranno rilasciate pubblicamente tra pochi mesi, ma per ora la linea ufficiale è tracciata.
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