Tim Cook sotto i riflettori: “Non sono un politico, mi concentro sulle normative”. La risposta alle critiche sul rapporto con Trump

Essere alla guida della più grande e influente azienda tecnologica del mondo comporta inevitabilmente l’onere di dover navigare in acque complesse, dove business e istituzioni governative spesso si intrecciano. Negli ultimi mesi, il CEO di Apple Tim Cook è finito al centro di un acceso dibattito mediatico proprio a causa del suo rapporto con l’attuale Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.

Per fare chiarezza sulla sua posizione e sulle strategie di Cupertino, Cook ha rilasciato un’interessante intervista ai microfoni del noto programma televisivo Good Morning America, condotto da Michael Strahan.

Tim Cook: Le critiche e il rapporto con la Casa Bianca

Durante il colloquio, il conduttore non ha esitato a incalzare il manager sulle recenti e numerose critiche ricevute. Le polemiche sono scaturite da una serie di eventi e gesti che hanno avvicinato notevolmente l’amministratore delegato di Apple all’amministrazione in carica.

Nello specifico, è stato fatto notare come Cook abbia presenziato personalmente alla seconda inaugurazione presidenziale di Trump lo scorso anno, omaggiandolo con un esclusivo pezzo di vetro lavorato incastonato su una preziosa base in oro 24 carati. Inoltre, ha partecipato a una proiezione privata di un documentario dedicato a Melania Trump tenutasi direttamente alla Casa Bianca e, secondo diverse indiscrezioni, avrebbe donato personalmente la cifra di 1 milione di dollari al fondo per l’inaugurazione.

Di fronte a queste evidenze, che molti osservatori hanno interpretato come un chiaro endorsement politico in netto contrasto con l’anima tipicamente progressista dell’azienda, il CEO ha scelto di rispondere con estrema diplomazia e fermezza.

La sottile linea tra “Politics” e “Policy”

La difesa di Tim Cook si basa su una netta distinzione tra l’appartenenza politica e la necessità di dialogare con le istituzioni per tutelare gli interessi dell’azienda. “Io interagisco sulle normative, non sulla politica”, ha dichiarato apertamente Cook, sottolineando la differenza tra policy (le leggi e le regole governative) e politics (le fazioni e le ideologie di partito).

“Non sono una persona politica, da nessuna delle due parti”, ha aggiunto con decisione. “Non sono schierato. Mi colloco esattamente nel mezzo e mi concentro esclusivamente sulle normative. Per questo motivo, sono molto soddisfatto che il Presidente e l’intera amministrazione siano accessibili e aperti al dialogo per discutere di queste tematiche”.

Il dibattito pubblico e la responsabilità aziendale

Le dichiarazioni di Cook, per quanto chiare e inequivocabili, non sono riuscite a spegnere del tutto le polemiche. Molti analisti e commentatori ritengono infatti che sia impossibile scindere completamente le due sfere. Il noto commentatore del mondo Apple, John Gruber, ha criticato aspramente questa visione, affermando che la risposta di Cook “ha senso solo se si crede ingenuamente che le decisioni governative sulle normative non siano intrinsecamente politiche”.

D’altra parte, il mondo degli investitori e della finanza tende a difendere l’operato del CEO. Per molti, Cook sta semplicemente adempiendo in modo impeccabile alle sue responsabilità fiduciarie, assicurandosi che Apple mantenga ottimi rapporti e una solida reputazione con il governo degli Stati Uniti, indipendentemente da chi occupi lo Studio Ovale. Un equilibrio delicatissimo per un’azienda i cui valori aziendali, specialmente in materia di questioni sociali e salvaguardia ambientale, sono storicamente considerati tra i più progressisti dell’intero panorama tech.

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