L’infinita ed estenuante battaglia legale tra il colosso di Cupertino ed Epic Games (l’azienda creatrice del fenomeno videoludico globale Fortnite) si arricchisce oggi di un nuovo, clamoroso e inaspettato capitolo. Apple ha infatti appena subito una pesantissima battuta d’arresto in tribunale, perdendo la possibilità di ritardare le modifiche strutturali imposte all’App Store mentre chiedeva alla Corte Suprema degli Stati Uniti di intervenire in via definitiva sulla storica disputa riguardante le tariffe e le commissioni imposte agli sviluppatori di terze parti.
La Nona Corte d’Appello ribalta la situazione con Epic Games
Nella giornata di martedì, la Nona Corte d’Appello degli Stati Uniti ha ufficialmente e formalmente revocato una sua precedente decisione. Quest’ultima aveva inizialmente permesso ad Apple di mantenere temporaneamente intatta l’attuale e redditizia struttura delle commissioni del suo App Store, congelando di fatto la situazione in attesa del ricorso alla Corte Suprema. Questo improvviso ribaltamento giudiziario ha un significato pratico enorme: Apple è ora costretta a tornare immediatamente in un tribunale di grado inferiore per stabilire, una volta per tutte, quali tariffe eque possa legalmente addebitare agli sviluppatori che decidono di indirizzare i propri clienti verso opzioni di pagamento esterne ed alternative rispetto al sistema di acquisti in-app di Cupertino.
All’inizio di questo mese, gli avvocati di Apple avevano ottenuto questa momentanea “pausa” legale sostenendo che l’azienda non avrebbe dovuto essere costretta a stravolgere e riprogrammare l’intera struttura tariffaria per ben due volte, specialmente nell’eventualità in cui la Corte Suprema avesse poi deciso di pronunciarsi a suo favore. La reazione della controparte non si era fatta attendere: gli agguerriti legali di Epic Games avevano depositato immediatamente due mozioni d’urgenza. Nella prima sostenevano di non aver avuto il tempo materiale e legale per preparare una risposta adeguata alla richiesta di sospensione di Apple, mentre nella seconda chiedevano esplicitamente alla corte di rigettare la richiesta originale.
Il collegio giudicante, composto da tre giudici, ha infine accolto in toto la mozione di riconsiderazione di Epic. I magistrati hanno motivato la loro decisione sottolineando come Apple non sia riuscita a dimostrare in modo convincente che la Corte Suprema avrebbe effettivamente accettato di esaminare il caso. A supporto di questa tesi, i giudici hanno ricordato che l’alta corte americana aveva già scelto di non ascoltare le sfide legali di Apple in una precedente occasione risalente al 2024. Inoltre, hanno respinto categoricamente l’affermazione di Apple secondo cui l’essere costretta a partecipare a nuove udienze nei tribunali di grado inferiore le avrebbe causato un “danno reale e irreparabile”.
L’entusiasmo di Tim Sweeney e le origini dello scontro
La notizia ha ovviamente scatenato l’entusiasmo dei vertici di Epic Games. Il vulcanico CEO dell’azienda, Tim Sweeney, ha celebrato la vittoria condividendo un post infuocato sul suo profilo ufficiale X (ex Twitter), dichiarando a chiare lettere: “Le tattiche dilatorie di Apple sono giunte al termine!”.
L’intero e complesso fascicolo torna ora sulla scrivania della giudice Yvonne Gonzalez Rogers in California. Sarà lei ad avere l’arduo compito di determinare esattamente quale percentuale di commissione Apple possa legittimamente incassare sugli acquisti effettuati tramite link esterni all’app, o se possa incassarne del tutto. Nel frattempo, Apple mantiene comunque il diritto di presentare una petizione alla Corte Suprema, anche se i procedimenti andranno inesorabilmente avanti.
Per comprendere l’importanza di questo passaggio, bisogna fare un salto indietro fino al processo originale, che Apple aveva vinto su quasi tutti i fronti. L’unica, vera spina nel fianco per Cupertino fu la sentenza del 2021 emessa proprio dalla giudice Gonzalez Rogers, la quale ordinò ad Apple di allentare le sue rigide regole “anti-steering”, costringendo l’azienda a permettere agli sviluppatori di inserire link e pulsanti per indirizzare gli utenti verso metodi di pagamento alternativi sul web.
Apple aveva inizialmente finto di conformarsi a tale sentenza, ma lo aveva fatto abbassando le proprie commissioni solo in modo irrisorio, rendendo di fatto inutile ed economicamente svantaggioso per gli sviluppatori implementare tali link esterni. Epic era quindi tornata all’attacco in tribunale, portando la giudice a dichiarare Apple colpevole di “violazione intenzionale” dell’ingiunzione originale e impedendo all’azienda di riscuotere qualsiasi commissione sui pagamenti esterni. Dopo vari appelli e contro-appelli, nel dicembre 2025, la corte d’appello aveva emesso una decisione salomonica: Apple aveva effettivamente violato l’ingiunzione, ma l’azienda ha comunque il sacrosanto diritto di addebitare una cifra “ragionevole” per l’utilizzo della sua immensa vetrina digitale. La palla, e la definizione di questa cifra, passa ora nuovamente al tribunale distrettuale.
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