Apple perde il ricorso in UE: App Store ed iOS restano ufficialmente “Gatekeeper”

Arriva una pesantissima battuta d’arresto legale per Apple direttamente dalle aule giudiziarie del Vecchio Continente. Il Tribunale dell’Unione Europea ha infatti respinto integralmente il ricorso presentato dal colosso di Cupertino, che tentava di contestare la severa designazione di “gatekeeper” imposta dalla Commissione Europea per i suoi App Store e per il sistema operativo iOS. La storica sentenza emessa a Lussemburgo conferma così che l’azienda californiana dovrà continuare a sottostare ai rigidissimi vincoli imposti dal regolamento sui mercati digitali, meglio noto come Digital Markets Act (DMA).

La sentenza del Tribunale e le origini della disputa per App Store

La complessa battaglia legale era iniziata nel corso del 2024, quando la Commissione Europea aveva inserito ufficialmente nella lista dei “controllori dell’accesso” (gatekeeper) i cinque diversi store digitali di Apple, ovvero quelli dedicati a iPhone, iPad, Mac, Apple TV e Apple Watch. L’UE li aveva classificati sotto un’unica grande categoria di servizio di piattaforma di base, costringendo Apple a una serie di importanti e storiche concessioni strutturali. Apple aveva deciso di impugnare la decisione per vie legali, sostenendo che i mercati dei vari dispositivi fossero separati, ma i giudici europei hanno smontato la tesi della difesa decretando la totale inammissibilità delle azioni intraprese dal colosso tecnologico.

I parametri stabiliti dall’Unione Europea per identificare e punire i monopoli digitali d’altronde lasciano pochissimo spazio alle interpretazioni. Per rientrare nella severa etichetta di gatekeeper del DMA, un’azienda deve registrare un fatturato annuo all’interno dell’UE di almeno 7,5 miliardi di euro, o in alternativa una capitalizzazione di mercato pari o superiore a 75 billioni (miliardi) di euro. Dal punto di vista prettamente dell’utenza, i servizi della piattaforma devono contare oltre 45 milioni di utenti attivi mensili e più di 10.000 utenti aziendali attivi ogni anno all’interno dei confini europei: numeri che l’ecosistema di Apple supera abbondantemente e da molto tempo.

Cosa rischia Apple e il capitolo iMessage

Il mantenimento di questa etichetta impone ad Apple il rispetto di obblighi stringenti volti a favorire la concorrenza tra sviluppatori e a tutelare i consumatori. In quanto gatekeeper infatti, Apple ha il divieto assoluto di:

• Favorire i propri servizi proprietari ed applicativi nativi a discapito delle soluzioni concorrenti sviluppate da terze parti.
• Combinare o incrociare i dati personali degli utenti raccolti attraverso diversi servizi all’interno della medesima azienda.
• Impedire l’installazione di store digitali alternativi all’App Store ufficiale, costringendo il sistema iOS ad aprirsi a mercati paralleli di terzi e garantendo la piena interoperabilità.

Il ricorso di Apple non si limitava esclusivamente allo store e al sistema operativo dei telefoni. L’azienda aveva tentato di contestare anche la potenziale classificazione del suo servizio iMessage come servizio di comunicazione interpersonale indipendente dal numero (NIICS), una mossa che lo avrebbe assoggettato alle severe normative europee sulle telecomunicazioni. Anche in questo frangente, il Tribunale Generale ha dichiarato l’azione di Apple del tutto inammissibile, chiudendo definitivamente la porta a qualsiasi tipo di scappatoia legale e obbligando i vertici di Cupertino a proseguire sulla strada dell’apertura forzata del proprio software all’interno del territorio europeo.

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