Il caso si infiamma: OpenAI respinge fermamente le accuse di spionaggio di Apple

La tempesta legale che si è abbattuta sulla Silicon Valley nelle scorse ore non accenna a placarsi. Dopo la pesantissima e dettagliata causa intentata da Apple, che ha trascinato in tribunale OpenAI con l’accusa di aver orchestrato un vasto schema di spionaggio industriale, la società guidata da Sam Altman non è rimasta in silenzio. A poche ore dalla diffusione pubblica dei documenti depositati presso il distretto settentrionale della California, OpenAI ha rilasciato una dichiarazione formale per respingere categoricamente ogni singola illazione avanzata dal colosso di Cupertino.

Le accuse di Apple e la presunta rete di spionaggio

Per comprendere appieno la portata della risposta, è fondamentale riassumere i contorni della denuncia. Apple ha fatto causa a due suoi ex dipendenti di spicco, Tang Tan e Chang Liu, oltre che a OpenAI e alla società collegata io Products, denunciando una sistematica “appropriazione indebita di segreti commerciali e violazione del contratto”. Secondo gli avvocati di Cupertino, gli ex dipendenti avrebbero rubato informazioni hardware altamente riservate per favorire i nascenti e ambiziosi sforzi di OpenAI nel settore dell’elettronica di consumo.

Apple descrive un vero e proprio “modello di furto”, sostenendo che tale cattiva condotta fosse non solo nota, ma addirittura normalizzata ed esemplificata dai vertici stessi di OpenAI. Tra le accuse più gravi figurano l’accesso non autorizzato a file blindati, l’incoraggiamento ai candidati durante i colloqui di lavoro a portare fisicamente prototipi e componenti Apple rubati, la divulgazione di progetti inediti e il supporto illecito a OpenAI per agganciare i fornitori asiatici storici di Apple utilizzando informazioni proprietarie.

La smentita ufficiale di OpenAI e i precedenti legali

A fronte di accuse così circostanziate, la replica non si è fatta attendere. Drew Pusateri, Direttore delle Comunicazioni Strategiche di OpenAI, ha affidato al social network X (ex Twitter) la posizione ufficiale dell’azienda. Nel suo breve ma inequivocabile post, Pusateri ha affermato a chiare lettere che OpenAI non ha “alcun interesse per i segreti commerciali di altre aziende”, aggiungendo che la società rimane “esclusivamente concentrata sulla costruzione di tecnologie innovative in grado di potenziare le persone in tutto il mondo”.

Tuttavia, la posizione di OpenAI appare tutt’altro che priva di ombre, soprattutto alla luce di recenti vicissitudini giudiziarie. Non è infatti la prima volta che i tentativi hardware di OpenAI, portati avanti in collaborazione con io Products (guidata dall’ex capo del design Apple Jony Ive), finiscono al centro di aspre dispute sui segreti commerciali.

La startup hardware “iyO” aveva inizialmente citato in giudizio OpenAI e io Products per questioni legate al marchio poco dopo l’annuncio della loro partnership. Nel marzo del 2026, iyO ha però modificato ed esteso la sua denuncia, aggiungendo accuse ben più pesanti di appropriazione indebita di segreti industriali. Anche in quel caso, la causa modificata nominava esplicitamente Tang Tan come imputato, sostenendo che un ex ingegnere di iyO avesse scaricato illegalmente file riservati per fornirli proprio all’ex dirigente Apple. OpenAI, anche in quella circostanza, aveva contestato duramente tutte le accuse, in uno schema difensivo che oggi sembra ripetersi fedelmente contro Cupertino.

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