La privacy è da sempre uno dei cavalli di battaglia commerciali e ideologici più importanti per il colosso di Cupertino, ma in queste ore una pesante grana legale rischia di minare questa solida reputazione. Un utente della California ha infatti depositato una proposta di class action formale, accusando apertamente la società di aver ingannato e tratto in inganno i propri clienti in merito alle reali protezioni di sicurezza offerte dal celebre servizio “Nascondi la mia e-mail” (Hide My Email).
La falla di sicurezza scoperta e mai risolta del tutto
La vicenda trae origine da una recente e dettagliata inchiesta giornalistica della testata 404 Media. Secondo quanto emerso, Apple sarebbe stata a conoscenza per più di un anno di un grave difetto di sicurezza software in grado di esporre e rivelare i reali indirizzi e-mail degli utenti nascosti dietro gli alias casuali generati dal sistema. La funzione, lo ricordiamo, permette normalmente di creare indirizzi fittizi per iscriversi a siti web, app e newsletter senza condividere i propri dati privati, inoltrando poi i messaggi alla casella principale.
Un ricercatore di sicurezza indipendente aveva allertato ufficialmente l’azienda nel giugno del 2025. Nonostante un iniziale riscontro positivo da parte del team di Cupertino, la vulnerabilità è rimasta ampiamente sfruttabile. Nel marzo del 2026, l’azienda aveva dichiarato di aver risolto il problema, ma i test sul campo del ricercatore hanno dimostrato il contrario. A fine maggio, Apple ha infine promesso un ulteriore aggiornamento di sicurezza correttivo, che tuttavia non ha ancora eliminato del tutto il pericolo, spingendo gli esperti a rendere pubblica la falla per tutelare la community.
Una class action milionaria per i clienti iPhone e iCloud+
La causa legale, intentata dal firmatario Anthony Alvarez anche a nome di tutti i consumatori che si trovano nella medesima situazione, sostiene che Apple abbia continuato a trarre enormi profitti abbinando questa funzione ai piani a pagamento di iCloud+ (che partono da 0,99 euro al mese) e applicando un sovrapprezzo premium sui propri dispositivi hardware, giustificato proprio dalle promesse di una sicurezza di ferro.
La documentazione legale presentata in tribunale ipotizza che il valore complessivo dei danni subiti dai membri della class action possa superare i 5 milioni di dollari, escludendo gli interessi e le spese legali. All’interno della denuncia viene inoltre citato un precedente rapporto del 2023, secondo cui anche la funzione di randomizzazione dell’indirizzo MAC di Apple avrebbe esposto i reali identificativi hardware degli utenti, a dimostrazione del fatto che non si tratterebbe di un caso isolato. Il querelante ha chiesto un processo con giuria e pretende che il tribunale imponga ad Apple di riparare definitivamente lo strumento o di dichiarare in modo trasparente i limiti del servizio. Al momento, l’azienda non ha rilasciato commenti ufficiali.
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