La crisi memorie colpisce Apple: Tim Cook conferma l’impennata dei prezzi in arrivo

Brutte, bruttissime notizie per tutti gli appassionati dell’ecosistema della mela morsicata. Dopo anni in cui Apple ha cercato in ogni modo di assorbire internamente i crescenti costi di produzione per mantenere stabili i listini al pubblico, il muro di contenimento ha definitivamente ceduto. Durante una lunga ed esclusiva intervista rilasciata nelle scorse ore al Wall Street Journal, il CEO Tim Cook ha rotto gli indugi e ha confermato ufficialmente quello che gli analisti finanziari temevano da mesi: i prezzi dei futuri dispositivi Apple sono destinati a salire inesorabilmente.

La causa di questo imminente e drastico rincaro non è da imputare a una semplice strategia di riposizionamento del brand, bensì a una vera e propria crisi globale del mercato dei semiconduttori, guidata dall’insaziabile fame di intelligenza artificiale. L’esplosione dei server AI e la corsa folle ai modelli linguistici avanzati ha letteralmente prosciugato le forniture mondiali di memorie RAM e chip di archiviazione SSD.

L’allarme di Tim Cook: “Una situazione insostenibile”

Cook non ha usato mezzi termini per descrivere la gravità del momento storico che l’industria tecnologica sta attraversando: “Purtroppo, gli aumenti di prezzo sono diventati inevitabili. Stiamo facendo del nostro meglio per mitigare gli enormi rincari che ci vengono trasferiti dai fornitori e abbiamo cercato di proteggere i nostri clienti, ma la situazione è diventata ormai insostenibile”.

La richiesta di memorie da parte delle aziende che sviluppano intelligenza artificiale ha spinto i colossi come Samsung, SK Hynix e Micron a dare priorità assoluta ai chip per i server, lasciando a secco il mercato dell’elettronica di consumo e facendo schizzare i prezzi alle stelle. Il CEO ha persino paragonato l’attuale carenza di componenti a un’alluvione centenaria, affermando con grande amarezza: “Non ho mai visto nulla di simile in nessun settore in oltre 40 anni di carriera”.

Quanto costerà il nuovo iPhone 18 Pro?

Ma quanto graverà esattamente questa crisi sulle nostre tasche? Sebbene Cook si sia strategicamente rifiutato di fornire cifre esatte o di indicare quali specifiche linee di prodotto subiranno i rincari per prime, le società di ricerca hanno già fatto i conti in tasca ad Apple. Secondo le stime diffuse da TechInsights, la necessità di passare a 12GB di memoria RAM unificata – un requisito hardware fondamentale per far funzionare localmente la nuova Siri AI – avrà un impatto devastante sui costi di produzione del futuro iPhone 18 Pro in uscita a settembre.

I dati emersi sono allarmanti: il modulo di memoria che lo scorso anno costava ad Apple circa 39 dollari per l’assemblaggio di un iPhone 17 Pro, oggi è schizzato all’incredibile cifra di 145 dollari, registrando un rincaro del 272%. A questo si aggiunge un costo praticamente quadruplicato per le memorie di archiviazione. Di conseguenza, per mantenere intatti i propri storici margini di profitto, Apple potrebbe trovarsi costretta ad aumentare il prezzo di partenza dell’iPhone 18 Pro di ben 270 dollari. Questo significa che il prossimo flagship autunnale potrebbe essere commercializzato a partire da 1.299 o addirittura 1.399 dollari per il modello base, trascinando al rialzo anche la variante Pro Max e l’attesissimo modello pieghevole.

I primi effetti sui Mac e il futuro

I primi inequivocabili segnali di questa manovra al rialzo generalizzata sono già visibili sul mercato dei computer. Recentemente, Apple ha silenziosamente eliminato dal listino la configurazione di fascia bassa del Mac mini da 599 dollari, innalzando di fatto la soglia d’ingresso a 799 dollari, e applicando tagli simili anche alle opzioni più economiche del Mac Studio. È lecito aspettarsi che anche le prossime generazioni di iPad e MacBook subiranno ritocchi al rialzo nel brevissimo termine.

Alla precisa domanda se Apple abbia intenzione di costruire le proprie fabbriche di memorie per aggirare il problema alla radice e liberarsi dalla dipendenza dai fornitori terzi, Tim Cook ha risposto con un secco e categorico rifiuto: “Non possiamo fare tutto. Sappiamo in cosa siamo bravi”. L’azienda continuerà a sfruttare le proprie immense riserve di liquidità per cercare di assicurarsi forniture massicce, ma evitare che l’inflazione tecnologica si abbatta in modo pesante sui consumatori finali sembra ormai una missione del tutto impossibile.

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