Accordo shock Apple-Intel: Tim Cook cede alle pressioni di Trump sui dazi

Un clamoroso e del tutto inaspettato retroscena politico ed economico scuote l’industria globale dei semiconduttori e tocca direttamente il cuore produttivo di Cupertino, coinvolgendo Tim Cook. Secondo quanto rivelato in un dettagliato rapporto pubblicato nelle scorse ore dalle pagine del prestigioso The Wall Street Journal, Apple avrebbe ceduto alle forti pressioni esercitate direttamente dalla Casa Bianca, accettando di stringere un accordo commerciale per utilizzare gli impianti di produzione di Intel per la realizzazione di una parte dei suoi futuri processori proprietari. Questo storico accordo sarebbe il frutto di una complessa e tesa trattativa diplomatica portata avanti la scorsa estate, durante la quale l’azienda californiana ha cercato disperatamente di ottenere un’esenzione totale dai pesantissimi dazi doganali sui semiconduttori importati dall’estero.

Il retroscena politico e i piani di Tim Cook per iPhone e Mac

L’intera vicenda ha avuto inizio nell’agosto del 2025, quando l’amministratore delegato di Apple, Tim Cook, si è recato personalmente a Washington per fare attività di lobbying presso l’amministrazione Trump. L’obiettivo era quello di spingere il governo a cancellare la proposta di un dazio del 100% sull’importazione di semiconduttori, una tassa doganale che avrebbe fatto lievitare verticalmente i costi di produzione di tutta la gamma di prodotti Apple, costringendo l’azienda a rincari folli per i consumatori. Alla fine, Apple è riuscita a strappare l’agognata esenzione promettendo un piano di investimenti da centinaia di miliardi di dollari sul suolo americano, sebbene molti di questi investimenti fossero in realtà già previsti da tempo nei piani interni dell’azienda.

Ciò che non era ancora emerso fino ad oggi è il legame diretto tra i negoziati sulle tariffe doganali e il successivo riavvicinamento commerciale tra Apple e Intel. Durante quegli incontri a porte chiuse, il presidente Donald Trump e il segretario al Commercio Howard Lutnick avrebbero esortato caldamente Tim Cook a sfruttare le fonderie statunitensi di Intel per la fabbricazione di una parte dei chip custom di Cupertino. A distanza di quasi un anno da quei colloqui, lo stesso Trump ha confermato ufficialmente la notizia tramite la sua piattaforma Truth Social, dichiarando che Apple inizierà a utilizzare chip prodotti da Intel in alcuni dei suoi dispositivi. L’annuncio ha scosso immediatamente i mercati finanziari, facendo volare le azioni di Intel a livelli record.

Fonti vicine alle negoziazioni hanno confermato che i piani di Apple prevedono l’affidamento a Intel della produzione di chip destinati sia ai futuri computer portatili Mac sia agli iPhone. Al momento, il report non specifica quali processori esatti verranno delegati o in quali volumi di produzione, ed è ampiamente previsto che Apple continuerà a rimanere strettamente dipendente da TSMC (Taiwan Semiconductor Manufacturing Company) per la stragrande maggioranza del suo silicio custom e per i chip grafici più complessi. Si tratta di una svolta epocale, poiché Apple non si era mai rivolta a Intel in qualità di fornitore di fonderia in passato, sia perché l’azienda guidata da Pat Gelsinger è rimasta indietro rispetto a rivali del calibro di TSMC e Samsung, sia per la storia notoriamente tormentata e burrascosa che ha legato le due società ai tempi della transizione ai processori Apple Silicon.

Il salvataggio di Intel e i dubbi sulla produzione

L’accordo forzato con Apple rientra in una strategia molto più ampia e aggressiva da parte dell’amministrazione governativa statunitense per sostenere e rimettere in sesto le sorti di Intel. Lo scorso anno, infatti, il governo federale ha convertito ben 9 miliardi di dollari di sovvenzioni pubbliche in una quota azionaria del 10%, diventando di fatto il più grande azionista singolo del produttore di chip. Per cercare di risanare i bilanci, pressioni simili a quelle subite da Tim Cook sono state applicate con successo anche ad altri giganti tech come Nvidia e SpaceX, che hanno firmato contratti di fornitura analoghi con Intel negli ultimi mesi.

La sfida che attende le fabbriche di Intel è titanica. La divisione fonderia dell’azienda ha registrato una perdita operativa mostruosa di 10,4 miliardi di dollari nel corso degli ultimi quattro trimestri fiscali, e molti clienti esterni nutrono ancora forti dubbi sulla reale capacità dell’azienda di produrre silicio utilizzabile ad altissimo volume e senza difetti di fabbricazione. Attualmente, non è stata ancora trapelata alcuna tempistica ufficiale su quando questi chip prodotti da Intel faranno la loro comparsa all’interno dei dispositivi Apple sul mercato, e da Cupertino non è arrivato alcun commento ufficiale in merito alla vicenda.

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